Un giorno da principe, ovvero... 'E figlie sò piezze 'e core

 

UN GIORNO DA PRINCIPE, ovvero... 'E principe sò piezze 'e core

Una farsa in un atto scritta e diretta da Ottavio Buonomo per il saggio finale degli allievi del "Laboratorio Teatrale a Menti Unificate" realizzato dall'attore in collaborazione con l'Associazione Voci del Cuore Onlus di Acerra.

Una divertente farsa che vede Ottavio protagonista insieme con gli allievi del "Laboratorio Teatrale a Menti Unificate". Una storia semplice che fa divertire il pubblico ma che tratta anche temi molto importanti come la "differenza di classe". Tutti gli attori sono a proprio agio nei vari personaggi assegnati da Ottavio, sorprendono i bambini che interpretano i figli del protagonista Antonio Esposito (Ottavio), dotati di grande bravura e ottimamente preparati dal maestro. Sono molti che con questo spettacolo contano la prima apparizione su un palcoscenico (tra questi Espedito Piscopo, Candida Quintile e Lucia Ragusa). La direzione artistica è di Maria Aprile.

A sinistra la locandina ufficiale dello spettacolo scritto da Ottavio Buonomo

 

Scheda dello spettacolo

 


UN GIORNO DA PRINCIPE, ovvero 'E FIGLIE SO' PIEZZE 'E CORE
Farsa in un atto di OTTAVIO BUONOMO

Personaggi e interpreti in ordine di scena:

IL GIOVANE NARRATORE: Luca Mozzillo
DOMENICO DE COFIS: Salvatore Esposito
AMBROGIO (Maggiordomo di Casa De Cofis): Andrea Di Nardo
EMANUELE DE COFIS: Francesco Quintile
MARGHERITA (Cameriera di Casa De Cofis): Costanza Tagliamonte
MARIA ZOCCHINI: Maria prile
LUIGIA ZOCCHINI: Carmela Esposito
ANTONIO ESPOSITO: Ottavio Buonomo
RITELLA ESPOSITO: Carla Puzone
SISINELLA ESPOSITO: Claudia Volpe
VALERINA: Chiara Di Nardo
VALENTINA: Candida Quintile
PASQUALINO ESPOSITO: Alessio Colombrino
GIGINO ESPOSITO: Luca Farucci
DUCHESSA ROSINA DE' CASILLI: Rosanna Ventura
DUCHESSINA LUDOVICA DE' CASILLI: Felicia Di Buono
ANTONELLA: Noemi Pirone
MAITTIELLO ESPOSITO: Andrea Bianco
TERESINA ESPOSITO: Lucia Ragusa
DON PIETRUCCIO: Espedito Piscopo


Direzione artistica: MARIA APRILE
Luci e fonica: FRANCO VERNAZZARO
Presenta: VALERIA ARINA

Regia di OTTAVIO BUONOMO

 

La compagnia

 

 

SINOSSI

Il 20 giugno 2011 al Teatro "San Giuseppe" di Acerra (Na) debutta "Un giorno da principe, ovvero... 'E principe sò piezze 'e core", farsa in un atto scritta e diretta da Ottavio per il saggio finale del Laboratorio Teatrale a Menti Unificate (15 novembre - 18 giugno 2011). E' la prima volta che Ottavio scrive una farsa ed è la prima volta che scrive un testo esclusivamente per gli allievi di un suo laboratorio o corso di recitazione. La storia è semplice ma affronta la differenza delle classi sociali.

Un giovane narratore (Luca Mozzillo) introduce la storia: "Questa potrebbe essere una storia vera, ma non lo è ... è più bello restare nel dubbio ... è una storia che parla di un principe, anzi di due principi, ma non è la solita favoletta, il paese non è immaginario ma sicuramente è fantastico". Il paese "fantastico" è Napoli e i due principi sono due persone completamente diverse. Abbiamo Emanuele De Cofis (Francesco Quintile), giovane rampollo di una grande casata e Antonio Esposito (Ottavio Buonomo), giovane ragazzo di pasticceria con moglie e sei figli.

Un giorno, Domenico De Cofis (Salvatore Esposito), l'anziano padre di Emanuele, confida al figlio che in gioventù ha tradito sua madre, la principessa dalla quale è anche divorziato, con Brigida, una giovane sartina dei teatri napoletani. Dalla relazione clandestina nasce Antonio. Domenico ha sempre rinnegato la paternità del piccolo, ma dopo trent'anni, in occasione di una festa ufficiale della famiglia De Cofis (il fidanzamento del giovane Emanuele), è pronto a riparare e riconoscere Antonio come suo figlio legittimo e quindi eleggerlo effettivamente a principe qual è. Domenico incarica Emanuele di ricevere il giovane Antonio e di spiegargli tutta la storia. Antonio viene ricevuto in casa per una "consegna", infatti gli sono stati ordinati dieci chili di sfogliatelle.

Antonio però non è il "principe" che Emanuele si aspetta. E' un "uomo del popolo", apparentemente rozzo e volgare, ma che poi si scoprirà essere pieno di umanità, intelligente e a modo suo dolcissimo. Antonio, venuto a conoscenza di tutto, subito si insedia e fa da padrone in casa De Cofis e assicura i "nuovi parenti" della sua presenza al fidanzamento ufficiale di Emanuele con Valerina (Chiara Di Nardo). Antonio però ha anche una famiglia formata da Antonella (Noemi Pirone), la primogenita Ritella (Carla Puzone), Sisinella (Claudia Volpe), Pasqualino (Alessio Colombrino), Maittiello (Andrea Bianco), Gigino (Luca Farucci) e Teresina (Lucia Ragusa). Tutta la famiglia si autoinviterà alla festa.

 

Costanza Tagliamonte e Francesco Quintile

 

I nuovi parenti non sono ben accolti da Valerina e dalla sua famiglia, compresa la stramba sorella Valentina (Candida Quintile) e con i loro modi e le loro parole riusciranno a far saltare il fidanzamento di Emanuele e ad allontanare tutti gli amici di Casa De Cofis come le duchessine De Casilli (Rosanna Ventura e Felicia Di Buono) e le signore Zocchini (Maria Aprile e Carmela Esposito).

La storia, che sembra una storiella simpatica e pretesto per far ridere il pubblico, è una grande metafora che si snoda di scena in scena. Un accusa di Ottavio al mondo dell' apparenza, alle persone con la classica "puzza sotto il naso", agli snob snob, alle persone che vivono una vita di formalità e di incontri ufficiali. I sentimenti più nobili sono quelli che prova la "gente semplice". Anche i nobili hanno un cuore, ma prima di arrivare al cuore, ci son tanti costosissimi vestiti da togliere.

Abbiamo diversi spunti molti interessanti in una commedia nata per essere il "riassunto del laboratorio teatrale", ma che non va intesa come un'opera minore dell'Ottavio autore, ma tutt'altro. Il testo non è facile, si passa da lunghissime battute pronunciate nelle prime scene a battute brevissime e molto divertenti. Il copione è scritto per metà in italiano e per metà in napoletano ed Ottavio è bravo a far sembrare le due "lingue" una sola e a farne di questa unica lingua tante lingue, una per ogni personaggio.

 

Un momento dello spettacolo

 

Analizzando diversi momenti dell'opera potremo comprendere meglio la freschezza di una bella storia raccontata con stile, approfondendo alcune azioni e battute dei protagonisti:

Molti personaggi sono caricature feroci di figure degli "alti ceti". La duchessina Ludovica De Casilli, per esempio, non fa altro che ripetere la stesse parole di Rosina, la sua sorella maggiore. Ottavio in questo lavoro gioca molto con l'estetica: Ludovica indossa un vestito lungo e stretto da farla sembrare un tubo, in netta contrapposizione con la sorella maggiore, che quasi tutto lo spettacolo starà seduta in una posizione scomodissima; le signore Zocchini, una mamma ed una figlia interessate solo al denaro di Emanuele e che cercano a tutti i costi di imparentarsi con i De Cofis sono abbigliate in verde, perché il termine "Zocchini" viene spesso confuso in "Zucchini" e le zucchine sono verdi; la cameriera Margherita, tonta e impicciona, non fa altro che ripetere sempre "Che chic!"; quasi come se stesse assistendo ad un film; Margherita per ben quattro volte viene scaraventata in faccia al muro dagli invitati della festa di Casa De Cofis, un'altra metafora molto fine: chi ha i soldi, il potere o un titolo del "povero" può farne ciò che vuole. 

Nel finale, Emanuele mette fuori casa Antonio diplomaticamente, accennando anche ad un "sussidio mensile", a cui però Antonio, mettendo da parte l'orgoglio, non rinuncia. Ecco forse il punto più alto e più amaro della commedia. Si poteva pensare ad un Antonio eroe, un vero signore che per mortificare di più l'azione del fratello ricco, riusciva a rifiutare l'offerta. Antonio però conosce la fame e la miseria e le condizioni finanziare non gli permettono di "fare il signore". Antonio non si sente offeso dall'offerta di Emanuele che comunque crede giusta. La sua logica gli impone di pensare "Lui ha i soldi. Io non ho i soldi. Me li offre. Me li prendo".

Emanuele specifica ad Antonio che avere lo stesso sangue non significa avere le stesse idee, parlare la stessa lingua o vedere nella stessa direzione. Ed in effetti i due sono legati da un rapporto di sangue, ma sono diversissimi. Emanuele, volutamente, ride pochissimo nella storia, mentre Antonio, quasi dimenticando i problemi che vive, si perde nella fatalità e si diverte nei panni di un principe. Antonio sa di non poter competere con Emanuele ed invece che sentirsi inferiore, glielo fa pesare. E' Emanuele che non riesce a stare dietro ad Antonio che subito si abitua alla nuova "vita nobiliare".

 

Espedito Piscopo, Francesco Quintile e Ottavio Buonomo

 

Un caso a parte è il personaggio di Don Pietruccio, il datore di lavoro di Antonio, interpretato da Espedito Piscopo. Si presenta alla festa di fidanzamento di Emanuele e Valerina con la canottiera (rigorosamente sporca di cioccolata), coperta da una giacca e una cravatta (senza il nodo) perché, secondo la sua logica, quando si va ad una festa l'importante è arrivare in giacca a cravatta. Un'altra grande metafora. Sotto indumenti eleganti, la sporcizia, una visibile sporcizia. In questo caso, la sporcizia è paragonabile ad un razzismo che ancora oggi vive tra diverse classi sociali. E per Don Pietruccio, Ottavio scrive battute mischiando dialetti di vari paesi della provincia napoletana. Quasi tutte le parole sono caratterizzate dall'uso spropositato della vocale "O", ed in molti casi assumono un altro significato, talvolta dispregiativo nei confronti del personaggio al quale viene rivolta la battuta. Per esempio il termine "Cioccolata" diventa "Ciucculota". Sembra una parola composta che termina in "lota". La "lota" a Napoli è il fango, termine indicato per offendere aspramente una persona.

Ambrogio è il maggiordomo di Casa De Cofis (interpretato da Andrea Di Nardo). E' il personaggio-chiave dell'opera. E' la persona del quale tutti i De Cofis si fidano, sia per la discrezione che per la serietà che mostra nel lavoro e nei rapporti. Parla poco e lavora tanto. In casa De Cofis si dice "lavora sempre perché è milanese e a Milano c'è un'altra idea del lavoro". Si gioca sul luogo comune che vuole i milanesi grandi lavoratori, al contrario dei napoletani. Ottavio ci gioca con classe. Ambrogio sembra essere l'unica vera certezza di Casa De Cofis fino a quando si scopre che Ambrogio è napoletano, e non solo, ma conosce benissimo le sceneggiate tanto amate da Antonio Esposito che spesso ne cita canzoni e battute. Quindi si gioca su un altro luogo comune: il Napoletano vive di canzoni e sceneggiate.

Ma la più grande sceneggiata, in questa opera, è quella messa in piedi proprio dalla famiglia De Cofis e soprattutto da Emanuele che prima accoglie il fratello come principe, poi alla festa di fidanzamento lo fa passare per poeta spagnolo e poi, nel finale, lo abbandona facendogli la carità. Anche Domenico De Cofis, all'apparenza un uomo buono ed un simpatico nonno, quando si accorge di aver creato scompiglio nella vita sentimentale di Emanuele e Valerina con l'arrivo di Antonio, invece che interessarsi alla cosa ed assumersi le responsabilità del caso, lascia tutto in mano ad Emanuele al quale spetta il compito, comunque difficile, di mettere alla porta Antonio.

Ci sono diverse "citazioni" nell'opera. La più forte e comprensibile è "Antonio m'è padre a me" (invece che "Vincenzo m'è padre a me") pronunciata dal giovane Pasqualino, figlio di Antonio Esposito. E' una citazione di di "Miseria e nobiltà" e Ottavio impone ad Alessio Colombrino, il bambino che interpreta Pasqualino, di recitarla con la stessa cadenza usata da Giovanni Melidoni, l'attore che interpretava Peppeniello nel film di Mario Mattoli del 1954 tratto dalla commedia di Eduardo Scarpetta.

 

Ottavio Buonomo presenta i suoi compagni di scena

 

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