I capitoli di questa sezione:

NON AVEVAMO CAPITO IL RESTO DI NIENTE
UN GRANDE AMORE

 

NON AVEVAMO CAPITO IL RESTO DI NIENTE

Il 6 giugno 2008, alle ore 20.30, debutta al Teatro Italia di Acerra "Non avevamo capito il resto di niente". Lo spettacolo annunciato come "tra i più belli della carriera di Ottavio" mantiene la promessa. Dalla prima metà di maggio la notizia del grande evento irrompe nel sito ufficiale dell'artista con tuoni e fulmini, poi fa il giro di moltissimi siti internet, e viene annunciata da molti quotidiani nazionali. Tutti aspettano il nuovo lavoro teatrale di Ottavio Buonomo, l' assoluta novità. L'autore ama davvero la "sua creatura" prodotta con l'Associazione Voci del Cuore Onlus.

Dalla presentazione dello spettacolo si legge: - Viene rappresentata una storia. La storia di quella Italia che molti hanno vissuto e che i libri non sempre riportano. La storia di tutte quelle persone che si radunavano nel bar della piazza per vedere una puntata di "Lascia o raddoppia". La storia di quei ragazzi con i collettoni che negli anni Sessanta parlavano di matrimonio appena diplomati mentre nel mangiadischi andavano le voci di Adriano Celentano e Gianni Morandi. La storia di quegli anni di rivoluzioni, di scioperi, di figli dei fiori e figli del beat. La storia di quelle famiglie che andavano al mare con la Cinquecento rossa dove c'entravano sette persone, un cane e una valigia con le colazioni che sembravano pranzi nuziali. Ecco, la Nostra Storia, quella che ci appartiene veramente, quella che oggi nessuno più racconta se non con nostalgia o disinteresse. Ma il teatro può questo ed altro... - "Non avevamo capito il resto di niente" è l'applauso più lungo, è l'instabilità, è l'antiqualunquismo, è lo spettacolo che si realizza perché si ha qualcosa da dire... Lo si potrebbe chiamare "varietà" per comodità o per dare forzatamente una etichetta (genere).

Lo spettacolo si articola in cinque session (tre nel primo tempo, due nel secondo): quattro episodi scritti da Ottavio Buonomo e un prologo, quaranta canzoni (alcune delle quali suddivise in fantasie musicali a tema), due dialoghi, cinque estratti da opere in versi, tre monologhi, una barzelletta e momenti unici. Ottavio, dal punto di vista tecnico, sfiora la perfezione. Non è una esagerazione, ma l'artista riesce realmente ad offrire una grande prova di recitazione. Interpreta dieci personaggi, passando da un dialetto all'altro, da un monologo drammatico ad un divertentissimo siparietto, modulando la voce come gli pare, parlando in catanese, in romagnolo, in milanese, in romanesco. Ottavio si supera anche quando fa dei riferimenti a personaggi creati da mostri sacri del cinema e del teatro italiano come Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Carlo Verdone ed Enrico Montesano. Unisce personaggi inediti a maschere già conosciute, e miscela il tutto da grande attore che dimostra di essere, forse per la prima volta così "completo". Tiene la scena per tre ore senza calare, sempre con toni alti, senza mai dare segni di stanchezza.

Lo spettacolo si apre con le note di "La la la la", una storica sigla di "Canzonissima", poi I Cantori del Cuore presentano Ottavio Buonomo. A sipario aperto Ottavio compare di spalle, piccolo sotto una maestosa New York (la bellissima scenografia firmata da Alessio Sepe). Indossa la sua bombetta, un gilet con il suo nome inciso, un pantalone nero, una maglietta a maniche lunghe. Nella mano sinistra un bastone che ricorda quello di bambù usato da Charlie Chaplin per il suo Charlot, nella mano destra invece una valigia dell'emigrante, di colui che lascia la sua terra per avventurarsi in un paese sconosciuto. In quella valigia verde (colore della speranza), l'omino che avanza lentamente sulle note di "Smile", ha imprigionato il tempo che molti stavano dimenticando, l'ha preso per i capelli. Ottavio, in spalla, ha la sua amica chitarra a cui affida la confusione dell'attualità. L'artista si sforza per liberarsi dal suono sempre uguale del conformismo e della superficialità, di una volgarità stantia, delle aberranti violenze che subisce la creatività. Si avvia verso un mondo fantastico, ringraziando con lo sguardo un cielo popolato da tanti riflettori, faretti, neon. Si comincia a camminare per intraprendere uno straordinario viaggio, salutato da un incontro. "Lei" si avvicina ad Ottavio. "Lei" (Darya Martynenko) è una bellissima fanciulla che veste con tanti veli celesti, quasi una visione. "Lei" che si rivelerà essere la personificazione dell'arte, intesa come l'amore che risveglia tutti i popoli parlando una stessa lingua, avanza verso "Lui" dicendo che sono secoli che lo cerca. Lui si mostra scettico, la allontana. Lei chiede se è veramente "quel famoso Ottavio Buonomo". Lui risponde di no, che c'è una grande differenza. Lui non è un buffone, e non può mai essere quello che tutti dicono faccia ridere la gente. Lui si mostra sempre più scontroso nei confronti di Lei. L'arte scappa dall'omino, invitandolo ad andare in cerca di lei. Si rivolta la situazione! Ora è lui che deve cercare lei. Ottavio prima tentenna e poi, si convince. Andrà in cerca di Lei, sapendo che potrebbe non rivederla mai più. Appena l'arte scappa, Ottavio da solo sul palco, offre una  straordinaria scena di mimo. "La chitarra in spalla" è un pezzo da antologia. Mentre Ottavio tenta di mettere la chitarra a tracolla, i Cantori del Cuore si posizionano per il numero successivo. Ottavio, goffamente esce di scena esclamando "Non ti puoi fermare un attimo, che alle spalle, subito ti montano una coreografia".

Il prologo consiste in un omaggio a Gino Bramieri, il grande attore comico milanese. "Il caso Don Mimì" è uno  sketch tratto dalla commedia musicale "Cielo mio marito", grande successo teatrale realizzato nel 1973 da Garinei & Giovannini. I testi sono di Maurizio Costanzo, Marcello Marchesi, Antonio Amurri e Dino Verde. La scena si svolge a Catania. Ottavio nei panni di Don Mimì ci regala momenti di sano divertimento caratterizzando il personaggio con l' accento catanese. Alla battuta finale del prologo, ai lati del palco, letteralmente "sbucano" Rocco Di Maiolo (sassofono) e Vito Barbato (tastiera), per eseguire uno straordinario duetto (Birichinata). Ottavio entra in scena sulle note finali. Si arrovella sul palcoscenico a ritmo di musica, parla (senza far uscire mai la voce) con Di Maiolo che gli risponde con il sassofono. Una scena di ordinaria follia. Ottavio si muove come indiavolato seguendo le note. E' schiaffeggiato dalla musica, ed appena tenta di reagire, i due grandi musicisti si congedano lasciando l'artista vittima della confusione e della stanchezza fisica, solo al centro del palco. Riacquistate le forze, recita dei versi di Bertolt Brecht, si avvicina ad una lavagna che rimane fissa sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo e scrive "Viva la libertà". Ottavio canticchia "'O surdato 'nnammurato" e poi diverte tutti con il primo monologo. Fantasia musicale  dedicata alle canzoni della radio e fine della prima session.

Seconda session: Ottavio entra e si presenta come Carotenuto cavalier Antonio, maresciallo. Infatti con la divisa propone il famoso personaggio di Vittorio De Sica dalla fortunata saga di "Pane, amore e...". Meno di un minuto in scena, giusto il tempo di incontrare la sua "Donna Sofia 'a smargiassa" (Carla Puzone de I Cantori del Cuore che entra con il vestito rosso alla Loren) e di appellare "scucciante" suo fratello Monsignor Matteo Carotenuto (Andrea Di Nardo con la tonaca). E poi dal "Mambo italiano" (ballato ideologicamente nella piazzetta di Sorrento) al primo episodio "Pasqualino a Lascia o raddoppia". Pasqualino (Ottavio) vorrebbe partecipare alla nota trasmissione televisiva "Lascia o raddoppia" condotta da Mike Bongiorno, ma ha un problema, quando si emoziona perde il controllo di se stesso e si lascia andare a tic e strani movimenti che potrebbero far nascere molti equivoci. Ottavio recita in napoletano ed il pubblico si sganascia dalle risate. Sulle ultime battute del primo episodio Costanza Tagliamonte entra in scena e scendendo gli scalini che dal proscenio portano alla platea, canta "Sentimental" e lancia petali di rose. Un omaggio alla regina del varietà Wanda Osiris. L'effetto strabiliante è dato anche dal bellissimo vestito cucito da Mimma Esposito. Ottavio rientra in scena per parlare di donne e lo fa con i versi di Pablo Neruda. Prima di recitare "Melisanda", si ferma, passeggia e chiede al pubblico di non andare di fretta perché la memoria fa brutti scherzi. Lo spettacolo si ferma, riparte, poi si ferma e poi riparte nuovamente. Ottavio prende i tempi. Mentre pensa e cerca di ricordare i primi versi della poesia, si perde nell'aria un walzer di Chopin. Poi recita. Lascia il palcoscenico alle prime note di "Nel blu dipinto di blu", cantata da I Cantori del Cuore. Ottavio ricorda Domenico Modugno rivolgendosi al cielo "Caro Mimino, cinquant'anni fa allargasti le braccia e scoppiò una rivoluzione. Oggi la gente allarga di tutto ma non succede niente...". Poi annuncia un pezzo da "La Guinea" di Pier Paolo Pasolini. Pronunciando il nome dell'autore, un fortissimo tuono fa gelare tutti. Pasolini e le sue parole hanno ancora il potere di far tremare! Ottavio resta immobile in scena. Posa plastica mentre Daria Martynenko propone una danza del ventre. Ottavio è sempre fermo. Quando Daria esce, Ottavio ricomincia a parlare, muovendosi come uno uomo che si libera dopo anni di ibernazione. Recita Pier Paolo Pasolini e un grandissimo applauso accompagna la fine della seconda session.

Rientra subito Ottavio e scrive "Ti amo" sulla lavagna mentre Cristina Di Nardo canta "Se bruciasse la città". Poi il secondo episodio, "Musicarello bello", un omaggio a quei tanti film degli anni Sessanta che annoveravano tra i protagonisti cantanti prestati all'arte della recitazione come Bobby Solo e Gianni Morandi. Proprio Gianni Morandi ispira Ottavio per il personaggio di Gianni Giannini, che caratterizza con forte accento romagnolo, capelli con riga di lato, camicia a quadrettoni e con "Fammi parlare con tua mamma", parodia della nota "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte". La storia narra di Gianni, che appena terminati gli esami di maturità, corre a casa della fidanzata Lucia per dichiararsi ai suoi genitori, una nobildonna e un ufficiale dei carabinieri. Sull'ultima battuta dell'episodio, la seconda fantasia musicale (Gli anni Sessanta) e poi Ottavio chiude il sipario cantando l'ultima canzone della terza session e quindi del primo tempo.

Il secondo tempo si apre con una fantasia musicale che propone due brani tratti dal musical "Hair". Al termine Ottavio irrompe la scena con il terzo episodio, "Figli dei fiori (Fave, ravanelli, piselli)". Siamo negli anni Settanta, periodo di contestazioni. La scena si svolge in una trattoria di Trastevere, il cuore di Roma, adibita a sala da ballo visto il cambiare dei tempi e il gusto dei giovani. "Me devo sorbì 'a febbre der sabbato sera solo pe fà quarcosa de sordi", esclama il sor Pietro, padrone del locale (interpretato da Andrea Di Nardo). Tulpen (Ottavio) e Diana, due figli dei fiori, devono affrontare un viaggio che li unirà alla natura, nel "mare della libertà, lontani dalla spiaggia dell'intolleranza e della perdizione". E nel locale compaiono di passaggio note figure di quegli anni: femministe con grandi cartelli su cui c'è scritto "Sono vergine!" oppure scioperanti che manifestano in piazza per non andare a lavorare. La visione che Buonomo ha di quel periodo è chiara. Ma di politica c'è poco o niente. Sulla lavagna (sempre fissa ai lati del palcoscenico) compare un grande punto interrogativo. Oltre che interpretare il personaggio di Tulpen, Ottavio veste anche i panni del Sor Mario, padre del giovane, che si dispera per lo stile di vita del figlio e per i gusti molto ambigui e da "zozzoni". Mario si lamenta di tutto e si intristisce per la perdita di molti valori, ma soprattutto per la chiusura di Carosello. C'è tutto il genio comico di Ottavio nelle battute di questo episodio. Azzeccate citazioni da film culto come "Un sacco bello" (Verdone) e "Le vacanze intelligenti" (Sordi). Ottavio, naturalmente, recita in romanesco.

Fantasia musicale (Gli anni Settanta) e poi "Love story". E' uno dei momenti più alti dello spettacolo. Ottavio entra in scena per interpretare il monologo sulle note della bellissima colonna sonora di Francis Lai. Il monologo parla di un amore impossibile e per questo bellissimo. Ottavio recita le parole che si dicono due innamorati all'ultimo appuntamento. Mentre recita, si commuove e piange davvero. Accarezza ogni parola che pronuncia con dizione chiara, mimica incisiva e un crescendo di emozioni. Una grande interpretazione. Al pubblico piace anche l'Ottavio drammatico, e l'interminabile applauso ne è una valente prova. Ottavio lascia il palcoscenico con i lucciconi e Valentina Ciarla canta "Amore bello". Si cambia improvvisamente la scena, dall'amore con la A maiuscola, all'amore d'interesse. Ottavio, nei panni di Flavio, un "cumenda con la fabbrichetta", parlando con accento milanese, tenta di spiegare a sua moglie che il Fumagalli, un amico di famiglia, li ha invitati per un fine settimana in montagna. La moglie non ne vuole sapere e lui la fredda alla fine di una accesa e divertentissima discussione con due colpi di rivoltella. Il tutto avviene all'interno della parodia di "Parole parole". Un simpatico duetto di Ottavio con Maria Aprile, che con l'artista firma la regia dello spettacolo e la direzione musicale. Sulle note di "I will survive" si chiude la quarta session.

Ottavio rientra in scena in accappatoio annunciando che si avvicina il momento della chiusura dello spettacolo.  Recita "Felicità" di Totò. Comincia un monologo dal titolo "Ciao Ottavio" incentrato sulla morte, sulla sua morte. Come un "profeta di seconda mano" immagina il funerale, con il discorso di commiato che un "qualsiasi amico" farà nel rito. Ottavio si scatena, mostrando le debolezze dell'uomo e dell'artista. Sottolinea l'ipocrisia delle parole del "qualsiasi amico". Mostra due giornali che annunciano la notizia della sua scomparsa. Ma rassicura, chiudendo il monologo, dicendo che morire è l'ultima cosa che farà (il pubblico si scatena in un lunghissimo applauso). Ottavio incontra nuovamente Lei, l'Arte. Dopo quasi tre ore di spettacolo le chiede scusa per la diffidenza e per il cattivo comportamento mostratole nel prologo. Ottavio dice di amarla: "Io ti amo da sempre! Ho capito che amare significa capire tutto quello che non c'è da capire... ed io non avevo capito il resto di niente". I due si abbracciano e poi scappano via.

Quarto ed ultimo episodio, "Tutti al mare". La scena è ambientata al Lido Mappatella, a Mergellina (Napoli), una mattina d'estate. Nel famosissimo sito balneare si raccontano le disavventure della famiglia di Peppino Scarano (Ottavio), operaio in cassa integrazione. E sulle ultime battute della comica finale, I Cantori del Cuore interpretano una fantasia musicale di brani dedicati al mare. Il gran finale è caratterizzato dalla passerella che Ottavio fa nella platea come nel più classico varietà d'altri tempi, quando furoreggiavano generi come l'avanspettacolo e la rivista. I Cantori del Cuore, vengono applauditi calorosamente. Tutti bravi, tutti all'altezza. Per Ottavio arrivano i fiori ed una standing ovation. Meritato successo, una grande soddisfazione per uno degli spettacoli che senza dubbio è uno dei più belli che l'artista porta in scena nel corso della sua carriera.

Ottavio "vede" lo spettacolo in un senso unico. Fa ridere e fa pensare. Riesce a catturare l'attenzione sia nei panni dei suoi personaggi comici sia quando parla di Pier Paolo Pasolini (scatenando la tempesta), di rivoluzioni che hanno cambiato la vita degli italiani, della morte. E' uno spettacolo scritto e pensato con tempi totalmente diversi e forse poco teatrali. Pause, rumori, work in progress, scenografia mobile, grida interiori, note da un sassofono che accarezzano e graffiano l'anima, ricchezza e povertà, sogni. Tante volte capita che si pensi a voce alta, che si senta dalle quinte un sospiro. In scena c'è anche la violenza, quella verbale e quella mentale. Il viaggio è quello dell'uomo sulle onde del tempo che passa; di stazione in stazione comincia a collezionare esperienze. Ottavio si supera sia da autore e regista che da interprete. "Non avevamo capito il resto di niente", recensito anche da molti giornali nazionali che si occupano esclusivamente di arte e spettacolo, è un evento irripetibile. Dello spettacolo comunque tutta la stampa ne parla bene, elogiando Ottavio come artista a 360 gradi!

E' uno spettacolo che divide il pubblico e i fan dell'artista. C'è chi non ritrova Ottavio, non lo riconosce. E' cresciuto molto. Nello stesso anno artistico è stato capace di passare dai personaggi televisivi che l'hanno reso popolare alla produzione di un album in cui spazia da "L'opera da tre soldi" alle canzoni umoristiche napoletane, da direttore artistico di importanti eventi ad autore "arrabbiato" e comico raffinato.

Con un messaggio a mezzo internet, si "difende" così: Io continuo per la "strada artistica" che ho scelto, quella che mi porta allo studio, alle nuove esperienze, alla gioia di comunicare. Non dimentico di essere un COMICO. Ma la comicità non è banalità come molti pensano... Charlie Chaplin era un comico e non è mai stato banale, ha sempre prodotto gioielli [...].

"Non avevamo capito il resto di niente" viene classificato da molti ammiratori però come "il primo capolavoro di Ottavio". Il senso di tutto il rumore nato prima e dopo lo spettacolo si semplifica, per così dire in una storica frase: Le grandi opere, come i grandi uomini, sono profondamente amate o profondamente odiate. Ottavio, come la "sua" creatura, o piace o non piace, e sicuramente è uno di quegli artisti sempre pronti a sperimentare, a mettersi in discussione e a percorrere nuove vie. E' la prima volta che Ottavio mostra le sue "carte" e si fa scoprire come il poliedrico personaggio che poi realizzerà lavori sempre più complessi e seguiti da un pubblico sempre più numeroso.

Ottavio dimostra di essere un "giovane vecchio", un artista che se ne infischia della sua data di nascita. Sul palcoscenico, infatti, si trasforma senza mai mostrare la sua vera età. In parole povere: per le strade è difficile riconoscere in un ragazzo con maglietta e jeans quell'artista capace di scrivere, dirigere ed interpretare un grande movimento di scena in lavori come "Non avevamo capito il resto di niente".

 

UN GRANDE AMORE

Il 16 giugno 2008, al Teatro Stabia Hall di Castellammare di Stabia (Na) viene presentata l' VIII Edizione del Festival di San Vincenzo (rassegna canora di piccoli cantanti), condotta e ideata da Enzo Esposito, con la partecipazione di Ottavio Buonomo che regala quattro dei suoi personaggi: Don Pasqualino Mezzavotta, 'A cummarella d'Acerra, il professor Tanino Lacapocchia e immancabilmente Leonardo. A fine serata, da Enzo Esposito e da parte del Coro Piccola Armonia Francescana, Ottavio riceve una targa che conserva tra i ricordi più cari. Dal 16 giugno quel riconoscimento è esposto sulla scrivania del suo studio, dove, come dice lui, tiene le cose che gli fanno compagnia quando vuole sentirsi meno solo (la dedica di Mina, i suoi occhiali da sole, un block notes su cui appunta i suoi pensieri, ecc...)

A tre settimane di distanza dal debutto di "Non avevamo capito il resto di niente" (06/06/2008), la mattina di venerdì 27 giugno Ottavio torna al Teatro Italia di Acerra per condurre il 2° Saggio Scolastico della Scuola "Il Nido della Cicogna". L'artista trascorre due ore in compagnia di simpatici bambini che vanno dai due ai cinque anni di età.

Il 17 luglio 2008 Ottavio presenta il Saggio Finale dell'Accademia della Musica di Brusciano, diretta da Rocco Di Maiolo, con il quale ha lavorato in diverse occasioni (televisione e teatro). Si esibiscono gli allievi dei vari corsi della scuola diretti dai maestri Mirra, Bisogno, Rosolino, Gervasio, Palumbo e Di Maiolo. Nello spettacolo Ottavio dialoga con gli allievi dell'Accademia, interagisce con i maestri presentando la genesi di ogni brano presente in scaletta, coinvolge il pubblico con spassosi "botta e risposta", si esibisce in brevi e divertenti monologhi, ed improvvisa due canzoni, la "Rumba degli scugnizzi" di Raffaele Viviani, che canta accompagnato alla tastiera da Vito Barbato e con tre "volontari" del pubblico, e canta a cappella il ritornello di "Lezione di grammatica", una canzone umoristica napoletana del 1992 di Iannuzzi e Marsiglia.

Nell'agosto 2008 dà alla luce "Bastasse un acchiappafarfalle", il secondo album inciso da cantante. Ottavio spazia da brani come "Chitarra vagabonda", "Brazil", "Suona chitarra" e "Venezia senza te" (di cui firma il testo, anche se non ufficialmente accreditato) a macchiette come "Fatte pittà", una sussurrata "'O 'ccafè", una straordinaria e teatrale "Lacreme napulitane", una allegra "Guì guì". Nell'album troviamo "Arriva Leonardo" un divertente pezzo quasi autobiografico, che Ottavio scrive anche per introdurre alcuni suoi recital. Ventidue sono le canzoni, tutte arrangiate dal maestro Pietro Lanza Peluso con Andrea Di Nardo. Quest'ultimo duetta con Ottavio in "Canzone intelligente", un omaggio a due miti della comicità italiana, Cochi e Renato, ed un immenso cantautore, Enzo Jannacci. Al disco partecipa anche Carla Puzone, ospite in un brano. In copertina, troviamo Ottavio "confrontarsi" con una antenna parabolica. Il disco è dedicato alla prima nipotina, Sara, nata il 21 luglio 2008.

Per tutto il mese di settembre e parte dell'ottobre 2008, Ottavio non conta nessuna uscita ufficiale. Si chiude (letteralmente) nello studio della sua casa per lavorare alacremente a nuovi progetti, preferendo trascorrere il suo tempo con i collaboratori più attivi e le persone alle quali è legato da un grande affetto. Sul sito ufficiale viene annunciato un ritorno imminente in televisione con un nuovo programma. Ha preparato un format per Tele Akery. Ha scritto anche alcuni copioni per una sit-com. Non se ne fa niente, nonostante di quel programma sia stata incisa anche una sigla scritta da Maria Aprile.

Ottavio ricorda così quel periodo: "Lavorai per diverso tempo al programma di cui conservo ancora il copione e la registrazione della sigla, molto carina e con l'arrangiamento del maestro Pietro Lanza Peluso veramente bellissimo. Dopo numerose riunioni con Antonio Tagliamonte, patron di Tele Akery e i direttori tecnici non se ne fece niente. Non la presi bene... a Tele Akery mi fecero tornare dopo un pò di mesi per condurre un programma che andò una schifezza! Dopo due puntate fu chiuso, Dall'estate 2008 alla primavera del 2009 realizzai ben poco. Fu un periodo quasi di "silenzio" se escludiamo qualche uscita ufficiale e qualche forzato rientro in teatro, ma mi servii perché ebbi il tempo di studiare e di capire molte cose del mio mestiere. Infatti poi, quando mi  ripresentai al pubblico nell'estate del 2009 con nuove canzoni e nuove idee, fui accolto molto bene e conquistai tanto altro pubblico... la mia vita!".

Ottavio fa sentire la sua "voce" con un articolo pubblicato nel forum del suo sito in cui punta il dito contro la violenza "mediatica", poi in una brevissima intervista del 4 ottobre 2008 annuncia che realizzerà un disco rock, ma non solo rock... e il 17 ottobre presenta un recital del Piccolo Coro Voci del Cuore con la partecipazione de I Cantori del Cuore, realizzato all'istituto parificato "La tartaruga" di Acerra, per i bambini di una scuola materna.

Il 22 ottobre 2008, per il ventitreesimo compleanno, nella sede operativa dell'Associazione Voci del Cuore Onlus, Carla Puzone organizza una festa a sorpresa con la partecipazione di colleghi, allievi ed amici dell'artista. Ottavio viene accolto con un fortissimo applauso e una grande torta con scritto "Buon compleanno". L'8 novembre, il contatore di visite del sito ufficiale segna un importante traguardo: 1.000.000 di contatti, cioè le pagine di "Pamabù" sono state viste un milione di volte.

A fine novembre 2008, inaugura al ristorante "Il Tricolore" di Casapulla (Ce), una serie di spettacoli itineranti dal titolo "Si fa tanto per ridere". Ottavio è protagonista con I Cantori del Cuore e Maria Aprile. Il primo di questi spettacoli lo si ricorda anche perché, a poche ore dal debutto, Ottavio riesce a cambiare la scaletta delle sue esibizione per ben sedici volte. Ottavio in questi spettacoli presenta, canta (spaziando in diversi generi ma preferendo la macchietta napoletana) e propone i suoi personaggi.

Dopo più di otto mesi di assenza dal piccolo schermo, il 6 dicembre 2008, Ottavio è ospite d'onore nel programma sportivo "Calcio e dintorni" su TLA (canale Sky, 911). Ottavio canta "Attenti alle donne" per presentare una nuova produzione discografica (ancora in fase di missaggio) e propone Tanino Lacapocchia, per l'ultima volta in televisione. Una diretta di settanta minuti con Ottavio che si diverte a parlare con i tifosi che telefonano per analizzare il percorso della squadra del Napoli ma anche di tutto il campionato di serie A, discute con giornalisti trattando anche "seri" argomenti ed offre un campionario della sua istintiva comicità. Ottavio torna ancora a "Calcio e dintorni" il 20 dicembre nei panni di Federico Lodico, un giornalista sportivo completamente ignorante in materia. Due performance senza infamia e senza lode.

Il 19 dicembre 2008 è protagonista di una Cena di Natale al Tiberio Palace Hotel di Napoli con un recital in cui si racconta, canta (da" Io, mammeta e tu" a "'E 'dduje gemelli"), propone monologhi come "I bambini italiani" tratto da "Non avevamo capito il resto di niente" ed immancabilmente Leonardo con la sua "Jessica". Con lui si alternano Francesco Vaccaro (alle tastiere) e Paola Cuomo, giovane promessa della canzone italiana.

Per le feste natalizie dà alla luce "Ci crederesti se Ti dicessi che Ti amo?", il terzo album inciso come cantante. Un doppio contenente ben cinquanta brani, che spaziano dal rock and roll degli anni Cinquanta alle canzoni natalizie. E' un album unico nel suo genere, diviso in Lato A e lato B. Un "crazy live in studio", in cui Ottavio si diverte a sperimentare, passando da una "Ready Teddy" incisa con solo accompagnamento di basso e batteria al bellissimo swing di "Fiocca la neve", brano del 1926 che il maestro Pietro Lanza Peluso riporta al Duemila con un bellissimo arrangiamento e con la voce di Ottavio che sfrutta sempre in modo da rendere ogni esibizione un momento speciale. E così il disco offre brani come "Minnie the moocher" (il capolavoro di Cab Calloway), "Jailhouse rock", "Attenti alle donne", "Blueberry Hill", "Il mio cane fa Bau Bau" (un brano di discreto successo che narra di un cane che discute di politica, ama i dischi rock e corteggia le cagnette della città), "Camminando sotto la pioggia", "Guarda che luna" (uno dei brani più belli di Fred Buscaglione) "Diana", "Eri piccola così", "Be bop a lula", "Al chiar di luna", "Madonina" (il notissimo brano di D'Anzi, inno dei milanesi), "Speedy Gonzales", "That's all right mama" (il primo vero brano rock della storia), "Il piccolo corazziere", "Hello Mary Lou", "White Christmas", "Jingle bells rock", "Che bambola", "In the mood", "Non dimenticar che t'ho voluto tanto bene" e tantissimi altri. E sempre con la sua voce offre i vari effetti sonori presenti nell'album (versi di animali, suoni della jungla, treni, spari, passi). Due momenti per due brani strumentali suonati del maestro Pietro Lanza Peluso, "Spazio d'amore" (delicatissimo adagio) e "Scrivo poi ci penso e suono" (di Lanza Peluso) Tutti gli arrangiamenti e i missaggi sono curati da Pietro Lanza Peluso e Andrea Di Nardo. Un buon disco che si apprezza con ripetuti ascolti.

Il 31 dicembre 2008 chiude l'anno il veglione-spettacolo al ristorante "Frenesia di fumo" di Pozzuoli (Napoli). Lo spettacolo (della durata di cinque ore con le dovute pause) vede protagonista Ottavio che si diverte ad "intervistare" i presenti, a recitare brevi ed efficaci monologhi ed a cantare brani come "'E 'dduje gemelli", "Luna rossa", "Attenti alle donne", "Maruzzella", "Arrabbiati canaglia", "E va", "'O 'ccafè", "Canzone intelligente", "Fiocca la neve" e "Tu vuò fa l'americano". E' nei panni di Leonardo che fa il conto alla rovescia per l'arrivo del nuovo anno. Ottavio con le sembianze del suo straordinario personaggio, balla su tavoli e sedie, canta "Jessica" e "Jessica pecchè 'mm'he fatte 'e 'ccorne", diverte tutti con battute a raffica. Ad affiancare Ottavio troviamo Maria Aprile e Andrea Di Nardo. Una bella serata, in cui l'artista, mostra una carica straordinaria ed una grande vitalità.

Il 6 gennaio 2009 nella bella cornice di Piazza Castello ad Acerra, Ottavio presenta la decima edizione della manifestazione di beneficenza "La Befana vien di notte". Nei giorni successivi resta a letto influenzato, con febbre altissima e mal di gola. Si riprende giusto in tempo per condurre, il 18 gennaio, lo spettacolo musicale "Blue note", presentato al ristopub "The Cellar" di Brusciano dall'Accademia della Musica del maestro Rocco Di Maiolo.

 

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