SECONDA RIFLESSIONE

 “La libertà”

 

Ciò che ha in mente un grande comico .........

La libertà è un’isola, accessibile ai muti.

Nessun corpo nudo può sentirsi libero, è schiavo dei pregiudizi, non ha espressione, povero, presentato senza creatività, la nudità non è una forma di libertà, anzi, è segno di sconfitta. Il mondo vive la progressività con ansia, paura, e non sa scegliere i momenti per una evoluzione giusta. La società irreale, e quella che io immagino, forse, è la migliore... ma è irreale!

Oggi ognuno ha un Dio di ordine proprio, è libero di scegliere la vita.

Sentì dire un giorno: “Dio ci ha puniti tutti concedendoci la vita”. Pare in un film western!

La voglia di esprimersi con mezzi, in special modo sleali, è fortissima. Ognuno è schiavo di una moda e “l’originalità è sempre qualcosa che prima d’ora era rimasta ignota”. La moda veste i "moderni" con stracci che costano “pezzi di libertà”, ognuno col dio denaro pretende l’accesso, sente un potere divinatorio, nato nelle fabbriche e morto nelle mani di uomini col vizio del consumare.

Se volare fosse una libertà, gli uccelli spezzerebbero le loro ali, ammutinerebbero il cielo per conquistarlo. Invaderanno la terra per colonizzarla, per imporre la loro volontà, per dare la possibilità di beccare il grano avvelenato nelle campagne.

Se legalizzassero il matrimonio gay, gli eterosessuali si vedrebbero privati di una libertà riservata esclusivamente a loro, di un diritto sia civile che religioso.

Se legalizzassero la droga, potrebbe riuscire il fortunato tentativo di allontanare i giovani da essa, gli individui si drogano perché la considerano trasgressione, libertà, addirittura purezza: una volta che la droga è legale, passerà, penso, la voglia di “farsi”, di nutrire il corpo con la morte, passerebbe il gusto del proibito.

La comunicazione libera è segno di intenzione tra punti, raramente si riesce a liberarsi delle cappe che ingombrano la nostra anima e dei groppi che abbiamo nella gola, che ci soffocano, che ci aiutano a inghiottirci l’un l’altro. Sono tanti gli strumenti appiccicati al corpo che ci istigano alla morte. Sono tanti gli edifici che sgretolandosi stanno ammazzando le formiche operaie.

Dicono che il Paradiso sia espressione di libertà, i peccatori vengono liberati dai loro errori e inseriti nella massa tra le classi… Mi pare, labbia detto qualcuno prima di me che lo sto solamente pensando, e forse scrivendo... e forse nemmeno scrivendo!

Le mosche, affamate divoratrici di merda, libere da far ribrezzo, come noi, dalla merda passano ai campi coltivati a frutta, infastidendo i dissimili, talvolta morendo con un grido strozzato, muoiono libere, regine avvolte nel manto nero, spandendo maleodoranti residui sul pianeta, schiacciate giacciono sui muri, morte.

 

 

Perché in passato, alcune persona hanno parlato di libertà (anche politica) quando non veniva poi concessa al popolo, perché hanno fondato imperi su colonne di fango, destinati a cadere, perché hanno costruito regimi di libertà, la cui unica libertà era scegliere la propria morte. Perché un girotondo in piazza o un discorso già preparato sono intesi segni di libertà… ? Perché? Perché hanno tappato il becco ai corvi neri che parlavano dei rossi creati dalla geniale mente di un poeta friulano ammazzato da un giovane “libero”, mai condannato giustamente per le sue colpe, per il suo danno alla letteratura, al cinema, alla poesia colta e intellettuale… E forse, quel giovane, altro non ha fatto che accollarsi una colpa, un reato non commesso. Il dubbio è dolce come un gelato mangiato da un bambino che cammina vicino al mare.

Ma perché, mi domando, i ragazzi di vita di prima sono gli attuali delinquenti di oggi? Perché non c’è la consapevolezza dell’essere povero… ? E’ l’uomo, che comincia ad essere infelice quando non è contento di ciò che ha, è l’uomo che impugnato un fucile, crede di avere tra le mani la massima libertà, quella cioè di togliere l’unica cosa che agli uomini realmente non appartiene.

 

 

Il lessico della libertà in sé è complesso, viene aiutato dagli uomini che la intendono per propri comodi.

I figli morti nati dopo piccanti suoni, sono stati definiti liberi dal momento del primo e ultimo urlo, calpestati da un mondo veloce, da una lenta ma efficace repressione dei fatti. La detenzione del frutto del peccato nato morto, è segno della consapevolezza dell’essere generatori di morte.

Libertà di morte, libertà di esprimersi politicamente, libertà di abortire una vita, libertà religiosa… se sono da ritenersi libertà: la morte, l’uomo la sceglie secondo come ha vissuto i suoi anni in cui poteva sentirsi veramente libero mentre invece è stato schiavo di sistemi, è stato solo un animale di abitudini, in grado di pensare (e non ha pensato). L’uomo non ha una pura fede politica, sceglie il colore che lo veste, sceglie chi gli colora i pantaloni. Abortire una vita è segno di eterna sconfitta dell’uomo messo a confronto con Dio, l’uomo si rivela come sempre incapace di affrontare una prova. La libertà religiosa è condizionata dai gesti, dalle letture … molti oggi, scelgono il cattolicesimo per comodità, perché attualmente in Russia non si perseguitano più i credenti di Cristo, i seguaci del Nuovo Testamento, in epoche lontane, se non fosse esistito un uomo maligno che giocava con il mondo le cose sarebbero andate diversamente, oggi molti uomini verrebbero anche loro dal fiume. L’infantile mente, di colui che morì in circostanze non chiarite e non si sa ancora quando, prese il mondo, e chaplinianamente ci giocò, credendosi libero di comandare i liberi, ce se n’erano … e forse un tempo ce n’erano. Un pazzo!

 

 

- La fotografia di Totò ( Cosa ha in mente un comico) è stata elaborata dalla Bepy Rom in collaborazione con lo Studio Express.

- Il logo di Pamabù è stato concesso da Ottavio Buonomo e preso dalla pagina originale del libro.