BIOGRAFIA DI OTTAVIO BUONOMO
Ottavio Buonomo, nel 2009 può vantare 19 anni di una carriera fatta di sacrifici, esperienze, sperimentazioni, rinunce, particolari operazioni artistiche, affanni e personaggi versatili. Artista poliedrico, sensibile, testardo, conservatore ed allo stesso momento innovatore, mai convenzionale. Recitazione voluttuosa, simpatia travolgente, verbo cupo come aperto, la voce che si appoggia sulla gestualità, e sulla mimica del volto, or malinconico or allegro, or da vittima or da vessatore, or feroce or umano, or indisponente or amabile. Maschera mobile, in continua ricerca di assestamento.
L'istrionismo di Ottavio... attore, regista, maestro di recitazione, autore, presentatore televisivo, poeta, cantante interprete, creatore di tempi e modelli d'arte unici e cultore della storia dello spettacolo, quello italiano in particolare.
PARTE PRIMA: 1985 - 2004
22 OTTOBRE 1985
Ottavio Buonomo, nasce alle ore 12.35 del 22 ottobre 1985 ad Acerra, paese della provincia di Napoli da Giovanni e Maria Concetta Scialò, ultimo di quattro figli. Nasce di martedì, sotto il segno della bilancia.
E' un bambino bellissimo, dallo sguardo dolce. Pesa 2,800 chilogrammi. Ad attendere la sua venuta al mondo ci sono le nonne Maria e Ottavia, il padre (che nell'attesa però non fuma nemmeno una sigaretta), i suoi tre fratelli (che saputa la notizia, affollano uno dopo l'altro, e con seguito di amici e altri parenti, la stanza numero 119A della clinica Villa dei Fiori), una zia che ha seguito la gravidanza e Maria Rosa Vitiello, amica del cuore di sua madre.
Ottavio deve il suo nome alla nonna paterna. Infatti, sua nonna Ottavia desiderava che una nipotina portasse il suo nome, e siccome dopo tre uomini, ne arrivò un quarto, si decise di chiamarlo appunto Ottavio. Un nome che all'artista è sempre piaciuto molto.
Sin da piccolissimo mostra un interesse particolare per il mondo dello spettacolo. A tre anni ascolta musicassette di Renato Carosone e Claudio Villa, guarda i film di Charlie Chaplin, Stan Laurel & Oliver Hardy, Buster Keaton e Totò, e segue tutte le puntate del "Fantastico" di Enrico Montesano, in onda su Rai Uno, imparando a memoria la sigla di apertura (Buon appetito all'Italia che va) e quella di chiusura (Caro pigiama). Nel 1989, segue tutte le serate del Festival di Sanremo e chiede al padre di comprargli il disco con tutte le canzoni. E' la sua "prima materia di studio", infatti, in brevissimo tempo, Ottavio impara molti brani portati in gara, e li canticchia ai suoi compagni di scuola materna. I gusti del bambino sorprendono anche le sue maestre.
IL DEBUTTO
Ottavio debutta a soli cinque anni imitando Charlot, con una larga bombetta, una giacca nera con i bottoni rossi di due taglie più larga, un vistoso papillon su di una camicia bianca con i bottoni neri, un pantalone a "zompafosso" grigio con le righe bianche. Il suo primo personaggio è, quindi, una imitazione del personaggio creato dall’immenso Charlie Chaplin. Si esibisce nello spettacolino "Il piccolo Charlot", ed è spesso l’attenzione principale delle "periodiche", spettacoli destinati ad un piccolo pubblico, realizzati in villette, giardini ed abitazioni private. Canta la sua prima canzone, "Io cerco la Titina". Dopo Charlot arriva anche l’imitazione di Totò, anche se a differenza del primo, il Principe ricorrerà in altre produzioni (spettacoli teatrali, dischi, poesie).
L'amore per il Principe Antonio De Curtis, spesso porta il piccolo Ottavio ad improvvisare per le strade scenette comiche con i suoi compagni. Quasi tutti i pomeriggi delle estati dei primi anni Novanta, li trascorre nelle piazzette del suo paese imitando Totò nel celebre sketch del "burattino senza fili", portato sul grande schermo dall'intramontabile comico napoletano anche in "Totò a colori" del 1952, di Steno, il primo film italiano a colori.
Ottavio è un bambino vivace, i suoi occhioni vispi si notano da lontano sotto quei tanti capelli sempre spettinati, nonostante le continue raccomandazioni di sua madre che lo preferisce ordinato.
E' con l'imitazione di Totò e Charlot che Ottavio comincia a "cercare" il pubblico... nelle piazze, nei piccoli palcoscenici delle scuole, nei negozietti ed in qualche teatrino. La sua prima "ricompensa" per una performance è una scatola di cioccolatini ricevuta dopo aver cantato alcune macchiette napoletane, infatti Ottavio diventa subito un appassionato interprete di quelle che furono i cavalli di battaglia di Nino Taranto. Anche se bambino, riesce a caratterizzare i suoi personaggi con una vocina a volte stridula, a volte nasale.
E’ un bambino prodigio o cosa? … Questo sembra non interessare più di tanto al piccolo Ottavio, che continua il suo percorso frequentando di mattina la scuola, e dedicandosi nel tempo libero alla sua passione, che diverrà poi sempre più impegnativa.
Nel 1990 interpreta il ruolo di un fiore in un’opera ispirata alle musiche di Antonio Vivaldi, in uno spettacolino organizzato dalle sue maestre di scuola materna. Seguono poi spettacolini di varietà che interpreta con altri bambini della sua età e ragazzi del suo quartiere ('A ferrovia). Tra questi "spettacolini" ricordiamo "Cafè chantant" (1991, dove canta e recita) e "Malavita" (1992), proposti in impensabili luoghi.
Nel 1997-1998, neanche tredicenne, scrive due commedie poi mai rappresentate, ma che rappresentano comunque per il giovanissimo artista un'esperienza importante: "Io con voi" (il cui copione sembra sia andato perduto) e poi l’atto unico "L’arte napoletana". A queste due commedie si aggiunge la sua prima raccolta di opere in versi, "Poesie di Ottavio", anche se le raccolte "studiate" si avranno dal 2002. Nelle prime raccolte di poesie, prevalgono temi come la famiglia, Napoli, l’amore e il teatro (un sonetto tra gli altri è dedicato a Vittorio Gassman). Le raccolte di opere in versi, svolgono un ruolo importante nella carriera di Ottavio, ma soprattutto nella sua vita. Scrivere è un bisogno, una evasione, un momento unico. Nessuna raccolta mai sarà sfruttata per scopi lucrativi.
Ottavio già conta diversi personaggi teatrali, per lo più comici, da ricordare il ruolo drammatico de “Il processo del signor Riccardo”. Gira anche una serie di cortometraggi, ormai andati perduti, e fa da spalla all'"anziano" comico di turno in feste private e pubbliche. Vera gavetta! ... Conosce e segue il teatro di Leopoldo Mastelloni, Sandra Milo, Peppe Barra e Mario Scarpetta. Da questi grandi Maestri, Ottavio impara tantissimo.
CARO ALBERTO SORDI, TI SCRIVO...
Già dal 1998 comincia a mettere insieme alcuni "pezzi", e scrive un copione di tanti piccoli atti unici senza titolo. Verso la fine dello stesso anno, una parte di quel copione, Ottavio pensa di farla avere ad uno dei più grandi attori del mondo, Alberto Sordi, e gli spedisce alcuni fogli scritti a mano, con una lettera di accompagnamento e due fotografie.
Sordi c’entra tantissimo con il copione, infatti Ottavio ha scritto alcune storielle ispirate ai personaggi che il grande attore lanciò in radio negli anni Quaranta. L’Albertone nazionale legge quella parte di copione (scritta a mano) e apprezza tantissimo il "giovane" che porta nella nuova generazione, nella società d’oggi, l’ingenuità cattiva di Mario Pio e la furbizia malcelata di tantissimi suoi personaggi, quindi ringrazia Ottavio che inorgoglito, riceve dall’attore una lettera, con fotografia e autografo. Un ringraziamento da parte di Sordi è il massimo per far maturare l' idea di portare in teatro i primi personaggi del grande attore e per spingere il giovane l'artista in questo progetto.
Nel 2000 il quindicenne Ottavio scrive "Il comico innamorato" (tuttora inedito), il diario di un giovane attore comico, che fa delle strade della sua città un palcoscenico, della casa un camerino e una sala prove, e della sua vita stessa una commedia (da chiarire, nessun riferimento a Carlo Goldoni), e le raccolte di opere in versi "Poesie di ragazzo" e "Poesie di ragazzo vol.2".
Alle tante iniziative che si propone di realizzare, si unisce una vita privata abbastanza difficile. Tra la fine degli anni Novanta e i primi due anni del Duemila, Ottavio vive dei momenti bui, molto tristi. A scuola non si sente a suo agio. Non lega, in modo particolare, con nessuno dei compagni delle medie. Troverà un amico (e poi un collaboratore attivo per quanto riguarda la professione) in Andrea Di Nardo. Ci sono diversi episodi che porteranno Ottavio a distaccarsi sempre di più da quella che deve essere la seconda casa di ogni ragazzo. Ottavio ama la scuola, intesa come fonte di cultura. Si accorge però che non sempre le cose sono come si sperano, o meglio, come le immaginava.
Ottavio, passa intere giornate a casa, senza uscire. Purtroppo, incontra una forte crisi depressiva (dovuta ad una serie di problemi abbastanza seri, non indicati per rispetto, delicatezza e discrezione), che lo feriscono profondamente, e che lo faranno estraniare dalla società e da qualsiasi tipo di rapporto. Trascorre il suo tempo leggendo, scrivendo, pensando, guardando la televisione (la scelta cade quasi sempre su film in bianco e nero, spettacoli teatrali, programmi musicali). E' difficile incontrarlo per strada. Esce solo per andare a scuola, e qualche volta (di solito la domenica mattina) fa un breve giro in auto con il padre ed il fratello maggiore Vincenzo Carmine. Ottavio si sente davvero molto solo. Si ritrova solo la famiglia. Molti che gli stanno vicino non riescono sempre a capire i continui stati di ansia, di nervosismo di quel giovane ragazzo che spesso si chiude nella sua stanza per piangere e per sentirsi ancora più solo. In una sorta di gioco perverso, è lui stesso che certe volte cerca il male, la solitudine assoluta, il silenzio, per vivere in pieno la sua sofferenza, sperando poi di voltare una pagina che un inchiostro nero come la notte appesantisce sempre di più. Ottavio, nel giro di pochissimo tempo, ingrassa smisuratamente. Il suo peso, diventa un pretesto, per molti, di prenderlo in giro. Ed Ottavio, sentendosi chiamare con aggettivi quasi sempre sgradevoli, soffre. Ma non fa esplodere la sua rabbia e non fa percepire la sua sofferenza. Ottavio è diverso rispetto ai suoi coetanei, e non frequenta nessuno di loro. Sta veramente male. Il male di vivere è anche un male fisico, e questo Ottavio lo scopre molto presto. Finite le scuole medie, sceglie di iscriversi ad un istituto professionale per i servizi addetti al turismo e alla ristorazione. Alcune cose sembrano cambiare. Infatti, riprende "il copione senza titolo", con l'intento di portare in teatro i primi personaggi di Alberto Sordi (da Mario Pio al conte Claro, con annesse "canzoncine"), e continua a scrivere poesie. Registra dei provini di diversi brani che ha composto accompagnandosi con la chitarra, che suona ad orecchio. Torna a lavorare, seppur in ruoli marginali, in teatro. Ma gli serve per riprendere il contatto con il pubblico. Pesa oltre cento chili, si nasconde in larghissimi maglioni e sotto occhiali scuri, ma quando va in scena, sembra di vedere quel bambino che imitava Charlie Chaplin e Totò, anche se tante volte, arriva a fine spettacolo respirando a fatica. Un problema alle tonsille complica la situazione. Continue infiammazioni gli provocano lunghi periodi di febbre. Grazie alle cure di uno specialista, però, riesce a seguire una buonissima cura e nel giro di un anno guarisce del tutto.
Nel 2002 si annovera la raccolta di opere in versi "Agosto", edita l’anno successivo in internet. Nello stesso anno registra (con pochi mezzi) il cd "Riflessioni di un comico", dove interpreta poesie e monologhi da lui composti e testi di altri artisti, tra cui una poesia dedicata a Totò, seguirà poi "E tu vulisse ‘a maschera" l’anno successivo, dove interpreta a suo modo, 16 poesie, due delle quali da lui firmate. Una è "’O teatro", un verso di questo testo in napoletano dà il titolo all’opera. Due cd introvabili!
Il 2003 è un anno molto intenso e ricco di soddisfazioni, all’attività teatrale prolifica, si aggiungono raccolte di opere in versi e registrazioni di brani inediti. Inoltre, prende una decisione importantissima: seguire una scrupolosissima dieta (perderà ben 40 chili).
Tra il gennaio e il febbraio, Ottavio realizza un cortometraggio "amatoriale" dedicato a Totò, girato in gran parte nel Rione Sanità a Napoli (Quartiere Stella, dove nacque il Principe), successivamente partecipa a diversi spettacoli non come protagonista, e scrive "Eventuale lettera di un aspirante suicida".
Nella primavera del 2003 si cimenta con la regia: "Mariopio, gli altri ed io" (quel copione senza titolo ispirato ai personaggi di Alberto Sordi): Ottavio, per la prima volta come regista di se stesso e come assoluto protagonista, canta, balla, racconta e recita. Dello stesso copione fa parte il monologo "Lo spogliarellista", con protagonista un attore in crisi; ed inoltre canzoni come "Il complesso" (storia di un ragazzo alle prese con il suo primo rapporto sessuale) e "Matrimonio grasso". L'esordio da regista è da considerarsi buono. Ottavio da il meglio di se e mette a frutto molti insegnamenti che ha "rubato" a grandi maestri. Ha diciassette anni, ma nessuno lo sa! Dello spettacolo purtroppo, esistono poche testimonianze: brevi filmati, una decina di fotografie e l'audio di alcuni monologhi.
PAMABU', VARIETA' E... I RICOMINCIAMO DA ZERO
Nel giugno del 2003 Ottavio termina il suo "Pamabù", riflessione in dieci capitoli che punta principalmente sul rapporto dell’uomo con gli altri uomini, e della coscienza degli uomini con la coscienza di altri uomini. Una intersezione contorta di pensieri. Un testo complesso, crudo. << Pamabù è come se fosse una casa abitata da pazzi coscienti di esserlo. In ogni stanza c’è un personaggio che ha qualcosa da recriminare, prima contro se stesso, e poi contro gli altri che lo hanno abbandonato alla sua follia >>.
Nel luglio 2003 Ottavio è in scena con "’O sciopero d’e ‘’mmugliere" (tratto da "Lisistrata" di Aristofane che fu un grande successo teatrale di Luisa Conte e Giacomo Rizzo), accanto a Gianpietro Ianneo e Yuri Buono, diretto da Gianpietro Ianneo.
Il 21 luglio, compare in internet il sito ufficiale, che successivamente vanterà collaborazioni con diversi artisti italiani e stranieri: attori, registi, cantautori, musicisti, poeti, pittori... (tra questi anche il noto cantautore Don Backy che nel maggio 2007 concede ad Ottavio una bellissima intervista).
Nell’agosto 2003, Ottavio scrive e interpreta il cortometraggio "Pamabù", mentre lavora ad una nuova raccolta di opere in versi e prepara un nuovo spettacolo con la neonata compagnia I Ricominciamo da Zero diretta da Ianneo. A settembre interpreta il secondo spettacolo diretto da Ianneo dal titolo "Ricominciamo da Zero show" (varietà in due tempi dove Ottavio interpreta diversi personaggi, da un ballerino dalle grandi velleità artistiche ma di dubbia bravura a Totò, proponendolo nelle vesti di Pinocchio nella famosa "Parata dei soldatini"), e il 13 novembre dello stesso anno porta in scena lo stesso spettacolo riveduto e corretto (con il titolo "Nostalgia napoletana").
Il 22 ottobre 2003 Ottavio compie diciotto anni. Quel giorno si reca comunque a scuola per sostenere un compito di italiano. Il forum del suo sito internet raccoglie centinaia di messaggi di auguri. La cena di gala per festeggiare la maggiore età però si tiene tre giorni dopo in un ristorante tra Acerra e Caivano (Na). Alla cerimonia pochissimi invitati esclusivamente per volere del festeggiato.
Il 7 dicembre 2003, mentre sono già cominciate da un mese le prove di "'Nu bambeniello e tre San Giuseppe", una commedia dialettale in due atti di Gaetano Di Maio, Ottavio decide di lasciare "I Ricominciamo da Zero". Comunica la scelta direttamente a Ianneo, che dello spettacolo è regista e interprete. Ottavio avrebbe dovuto interpretare tre ruoli diversi, ma per sua volontà a quella commedia non prenderà parte. I motivi di abbandonare la compagnia con la quale ha già portato in scena tre spettacoli non si conoscono. Sta di fatto che proprio nei primi giorni di dicembre 2003, Ottavio accetta di dirigere e interpretare un allestimento della commedia musicale "Aggiungi un posto a tavola", curato dall'Associazione Voci del Cuore di Acerra, il suo paese.
Ancora nel 2003 abbiamo il monologo "Pamabù" (tratto da alcuni capitoli della già citata opera), "Oh mia bella…” e la ripresa di "Mariopio, gli altri ed io" (con nuovi personaggi), più le raccolte di opere in versi, per la prima volta curate dallo stesso Ottavio: "Spazi laceri" e "Lune minorenni".
Importante: Nell'estate del 2003 Ottavio conosce Paolo Driussi, un "signore di Udine" che sarà per lui, non solo un grande, grandissimo amico, ma un padre, un consulente, un punto di riferimento, una persona che al giovane artista darà tanta forza di vivere.
IL 2004: UN ANNO INTENSO ED UN VOLUTO "CAMBIAMENTO"
Il 6 gennaio 2004 Ottavio è ospite d’onore alla V edizione dello spettacolo di beneficenza "La Befana vien di notte" organizzato dall’Associazione Voci del Cuore di Acerra, offrendo al pubblico l’interpretazione di MarioPio e un monologo di Giorgio Gaber, riceve quindi la "medaglia d’argento". Sempre nel gennaio Ottavio è premiato per la sua prolifica attività.
Nel febbraio 2004 nasce quasi per scherzo "Dialogo di uno sfortunato Casanova alla sua parrucca bianca" (monologo in un atto) ideato, scritto, diretto e interpretato da Ottavio. Il volto del Casanova di Ottavio è sofferente, deluso, stanco, è un Casanova tradito da tutti e dalla sua stessa fama, è un Casanova che veste con jeans e maglione, e che vive un dramma interiore che lo porterà dall’estremo odio di se stesso, all’estremo odio di ciò che lo circonda, tranne di se stesso e dei suoi amici immaginari (i suoi amici sono i vestiti che indossa, tra i quali anche abiti femminili). Ottavio fa filmare una primissima prova del monologo, proprio a Venezia. Il filmato viene realizzato nella notte tra l'8 e il 9 febbraio. Tra una domenica e un lunedì.
Sempre nello stesso mese Ottavio partecipa a due spettacoli come ospite, proponendo dei nuovi personaggi, tra cui "Lady B": lo specchio di una società superficiale che giudica l’apparenza. Ma "Lady B" funziona pochissimo, e Ottavio veste pochissime volte rispetto a quanto aveva previsto, i panni di questa "signora di qualsiasi età" (parrucca biondo platino, occhiali spessi e scuri che nascondono un trucco marcatissimo, boa di piumette rosa, rossetto rosso fuoco e giubbotto imbottito).
Nella prima metà del marzo 2004 Ottavio è protagonista di due spettacoli (un atto unico con canzoni e una commedia in tre atti da lui stesso firmata) che avranno un esito negativo, e che Ottavio deciderà di non riprendere mai più. Ad una replica il pubblico è formato da poco più di dieci persone, ma Ottavio non si scoraggia. Ammette però il suo sbaglio: un lavoro in cui non ha mai creduto non poteva che andare male.
Il 21 marzo 2004 Ottavio si esibisce alla prima edizione del "Mina & Modena", qui omaggia Alberto Sordi e canta "Nonnetta" ed improvvisa un siparietto comico-musicale con Simona Tonelli e Guido Mandreoli. La serata è seguita dalle telecamere di Canale 5.
Il mese successivo Ottavio omaggia Gabriella Ferri in un recital che lo vede protagonista. Inoltre si esibisce in varie manifestazioni e feste private.
Nel maggio 2004 pubblica nel suo sito ufficiale la nuova raccolta di opere in versi dal titolo "Cartuscelle", titolo suggeritogli dal suo grande amico Paolo. In questo periodo studia moltissimo, in particolar modo le origini e l’evoluzione del Teatro Italiano. Poi si concentra anche sulla storia del cinema, stando notti intere a cercare informazioni, notizie, fotografie, articoli di giornali, biografie.
Nel giugno 2004, Ottavio è ospite dello spettacolo di beneficenza "Tutti insieme con semplicità", organizzato dall'Associazione Voci del Cuore. In questa occasione annuncia per la prima volta il prossimo debutto della commedia musicale "Aggiungi un posto a tavola", diretta con Maria Aprile. Nell’estate arrivano ben tre raccolte di opere in versi: "Io vado Avanti!" (che contiene "Dialogo di uno sfortunato Casanova alla sua parrucca bianca"), "Signorine antipatiche" (Ottavio, per la copertina di questa raccolta, posa quasi completamente nudo) e "Prime piogge di settembre", dove sono contenuti anche monologhi e canzoni.
Nell'estate del 2004 Ottavio si esibisce anche come cantante con una serie di serate in cui propone a suo modo canzoni "di voce", ma non solo. Ottavio da prova di poter cantare brani come "Un amore così grande", "Il tuo mondo", "Non dimenticar le mie parole", "Non ti scordar di me", "Borgo antico", "If I were a rich man", "Mamma", "Bambola rosa" e "La canzone dell'amore", la maggior parte presi dal repertorio del grande reuccio Claudio Villa, del quale Ottavio ne è sin da piccolo grande, grandissimo ammiratore. Ottavio affronta anche l'arte del canto sicuramente per completarsi come artista. Tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del Duemila prende anche alcune lezioni di canto da un anziano maestro, che frequenta più per compagnia e per varie passioni in comune (canto all'italiana, canzone napoletana, classici del cinema in bianco e nero e teatro). Ottavio si diverte ad interpretare le canzoni delle leggende italiane del pentagramma. Sfoggia una voce da tenorino e piace molto! Anche se pregato, rifiuta inviti per partecipare a manifestazioni canore (tra cui anche festival). Il mondo della canzone è un capitolo fondamentale della sua carriera. La prima volta però che metterà piede in uno studio di registrazione, ottenendo incisioni finite poi su disco, sarà nel 2007.
La passione e il grande amore per Claudio Villa lo porta a conoscere, tra gli altri, artisti come Daniela Vallicelli (una grandissima interprete per la quale Ottavio prova grande stima ed una profonda ammirazione), Enrico Musiani (considerato dallo stesso Reuccio, come il suo erede nella tradizione del bel canto all'italiana) ed Umberto Milanfranchi, un impiegato toscano con la passione per la scrittura, passione che però frutta diversi premi per le molte composizioni in versi. Le sue opere sono incluse in diversi volumi. Sono innumerevoli le "battaglie" tenute da Ottavio per tenere alto il nome del Reuccio della Canzone Italiana, all'anagrafe Pica. Al grande cantante Ottavio dedica articoli, viaggi, canzoni, gare sportive, cene, poesie e commenti sparsi in siti internet di tutto il mondo. Veramente... un amore così grande!
Nel settembre 2004, a Ottavio viene affidata la conduzione dello spettacolo "Affida un sogno alle stelle", il primo che presenta per l'Associazione Voci del Cuore. In questo spettacolo canta con il cast "Aggiungi un posto a tavola", racconta una serie di barzellette, recita una poesia contro le guerre nel mondo e viene intervistato sui suoi primi quattordici anni di carriera.
Nell’ottobre 2004 troviamo ancora Ottavio in vesti di presentatore e ospite in una serie di manifestazioni e spettacoli (tra cui un appuntamento in due serate dal titolo "Sfida all'ultima barzelletta", a Casalnuovo di Napoli) e nello stesso periodo pubblica (sempre nel suo sito ufficiale) la bella e malinconica raccolta di opere in versi "Un anno in bianco e nero".
Dal 19 novembre al 7 dicembre 2004 Ottavio è a Udine, ospite del suo amico Paolo Driussi. Ottavio arriva alla stazione centrale di Udine alla vigilia del suo onomastico, poco prima delle 18. C'è un vento fortissimo. Appena mette piede nell'abitazione di Paolo, il "papy" (come Ottavio chiama il suo amico) gli fa trovare, nella stanzetta in cui dormirà, un quadernetto di carta riciclata e una penna nera. Paolo sa che ad Ottavio piace scrivere, ed infatti, la sera stessa, il "principino" comincia a mettere insieme alcuni versi. Ottavio trascorre dei giorni bellissimi a Udine, che documenta in oltre cinque ore di filmati, più di trecento fotografie, un racconto e una bella sezione nel suo sito ufficiale.
Il 23 dicembre 2004, pubblica una nuova raccolta di opere in versi, "8cento20,6", annunciata come "l'ultima in assoluto". Questa sua volontà viene chiarita in una breve premessa, anche se comunque in una frase afferma che si può sempre cambiare idea.
Infatti l'idea Ottavio la cambierà quasi tre anni dopo con una nuova pubblicazione, anche se per tre anni questa è stata la "Sua Ultima Raccolta", apprezzatissima. Per molti, alcune tra le opere più belle scritte da Ottavio, si trovano in questa raccolta. I testi sono caratterizzati dalla tristezza, dalla malinconia, da una voglia esasperata di vivere narrata a volte crudamente, a volte con delicatezza. Questa raccolta è stata composta interamente in Friuli, e degne di nota sono "Scherzi di memoria" (Ottavio narra in versi l’affanno di un sentimento opaco, una storia ambientata a Venezia in un freddo autunno), "Ultimo giorno di vita" (dopo una profonda riflessione, si legge che la morte del corpo è una morte ufficiale, l’ultima di altre morti interiori già subite), "Lettera a Totò", "A Pier Paolo Pasolini" (dedicata al grande poeta e regista), "Catene in volo" e "Finale" (un testamento scritto con la fragilità e la paura di chi è consapevole che sta per abbandonare la vita terrena). La prefazione è firmata da Isabelle Iezzi, una sua carissima amica.
Il 2004 è un anno particolare per Ottavio, infatti lo troviamo anche protagonista di momenti a manifestazioni impossibili e feste private. E' un Ottavio che lavora e si stanca tanto, ma guadagna e si diverte poco. Ottavio canta, recita e balla, ma non si entusiasma. I suoi impegni sono tanti, si pensi che anche la sera prima degli orali agli esami di maturità, ha fatto il "comico" di turno in una festa privata (Ottavio si è diplomato come tecnico addetto ai servizi turistici all'Istituto Ipsaar "Carmine Russo" di Cicciano - Na). Non è certo il miglior Ottavio quello visto nel 2004, a parte alcune partecipazioni memorabili e cariche di pathos. Si pensi anche al notevole numero di raccolte di opere in versi pubblicate, mai così tante in un solo anno, quasi un "appuntamento forzato", che può essere uno dei motivi per il quale "8cento20,6" doveva essere l'ultima sua raccolta. Facendo il bilancio delle esibizioni dell'ultimo anno, ed alcune del 2003, si rende conto di aver scelto la quantità alla qualità senza nemmeno una giusta retribuzione.
Nel 2004 vediamo un Ottavio magro (distante dall'immagine degli anni precedenti), agilissimo, sportivissimo (nell'estate è facile vederlo per le campagne campane percorrere chilometri e chilometri con la sua bicicletta). E' molto corteggiato dalle ragazze, le sue esibizioni comunque vengono sempre accolte da grandi applausi, ovazioni d'affetto. Ma ad Ottavio tutto questo non importa, ama il suo pubblico ma vuole fare qualcosa di diverso, vuole stupire e stupirsi, sperimentare e tenta quindi di cambiare strada. Tra il 2004 e il 2005 pensa anche di ritirarsi dalle scene e lasciar perdere la carriera d'attore, ma non lo fa: è giovane, pieno di buona volontà, e può inventarsi un nuovo repertorio, nuove storie, è una fucina di idee. Ottavio lascia alle spalle i suoi periodi bui e i tanti momenti segnati da gesti impossibili che aveva vissuto e fatto vivere a chi gli stava veramente vicino, stringe i denti, e decide di continuare, ma a "modo suo".
Proseguono ininterrottamente le prove di "Aggiungi un posto a tavola" (che debutterà nell'aprile 2005), e non manca alle serate che richiedono la sua presenza.